Mentre il mercato cerca continuamente il prossimo attivo rivoluzionario, la pelle continua a rispondere alle stesse leggi biologiche di sempre. E forse è proprio da qui che dovremmo partire per capire se esosomi e PDRN rappresentano davvero un’evoluzione o semplicemente l’ultima tendenza della skincare contemporanea. La ricerca continuerà a evolversi e nuovi attivi continueranno ad arrivare. Ma prima di inseguire ogni novità, vale la pena ricordare una cosa semplice: la pelle non sa cosa è di moda, sa soltanto di cosa ha bisogno.
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e amate la skincare, probabilmente avete già assistito a questo fenomeno.
Un attivo inizia a comparire ovunque. I brand lo inseriscono nelle nuove formule, gli esperti ne discutono, i social lo trasformano rapidamente nell’argomento del momento.
È accaduto con il retinolo.
Poi con i peptidi.
Oggi sta succedendo con il PDRN e soprattutto con gli esosomi.
Nel giro di pochi mesi sembra quasi che tutto ciò che utilizzavamo prima debba essere messo da parte per fare spazio alla nuova generazione di attivi.
Basta aprire Instagram, TikTok o leggere la presentazione di un nuovo lancio cosmetico per avere l’impressione che stia avvenendo una rivoluzione. Sempre più persone si chiedono se abbia ancora senso utilizzare attivi consolidati come il retinolo oppure se sia arrivato il momento di affidarsi alle nuove tecnologie che promettono risultati sempre più sofisticati.
Ma la pelle ragiona davvero in questi termini?
Oppure stiamo assistendo a un fenomeno che il settore beauty conosce molto bene e che si ripete ciclicamente da anni?
La risposta, come spesso accade quando si parla di pelle e ricerca scientifica, è molto più complessa di quanto raccontino i trend del momento.
Quando un attivo diventa una moda
Negli ultimi anni la skincare è cambiata profondamente.
Se in passato il consumatore sceglieva una crema perché prometteva idratazione o nutrimento, oggi molti acquistano prodotti cercando specifici attivi.
Retinolo.
Vitamina C.
Peptidi.
Niacinamide.
PDRN.
Esosomi.
La conversazione si è spostata dalle formule agli ingredienti funzionali.
Questo cambiamento ha avuto anche aspetti positivi.
Le persone sono diventate più consapevoli e interessate alla composizione dei prodotti che utilizzano.
Allo stesso tempo, però, si è diffusa una convinzione piuttosto pericolosa: quella secondo cui ogni nuovo attivo debba necessariamente essere migliore del precedente.
Come se la skincare fosse una gara tecnologica dove esiste sempre un vincitore assoluto.
La realtà della biologia cutanea è molto diversa.
Retinolo: perché continua a essere il punto di riferimento
Nonostante l’arrivo continuo di nuove molecole, il retinolo mantiene una posizione particolare nel panorama cosmetico.
Il motivo è semplice.
Pochi attivi possono vantare decenni di studi scientifici e una quantità di evidenze comparabile.
Derivato della vitamina A, il retinolo è stato ampiamente studiato per la sua capacità di favorire il rinnovamento cellulare e supportare i processi coinvolti nella sintesi del collagene.
Quando si parla di fotoinvecchiamento, le evidenze disponibili mostrano benefici documentati su:
- rughe sottili;
- texture cutanea;
- colorito spento;
- discromie superficiali;
- perdita di luminosità.
Naturalmente non si tratta di una bacchetta magica.
Nessun cosmetico può invertire completamente i processi biologici dell’invecchiamento.
Tuttavia il retinolo continua a rappresentare uno degli attivi con il più elevato livello di supporto scientifico disponibile.
Esiste però un problema.
Non tutte le pelli riescono a tollerarlo.
Irritazione, secchezza, desquamazione e rossore rappresentano ancora oggi le principali criticità associate al suo utilizzo.
Ed è proprio questo limite che ha favorito la ricerca di approcci alternativi o complementari.
Se volete approfondire tutte le alternative sul retinolo vi consiglio di leggere:
Peptidi: il successo della delicatezza
I peptidi hanno conquistato il mercato perché rispondono a una richiesta molto precisa dei consumatori.
Ottenere benefici senza compromettere il comfort della pelle.
Dal punto di vista chimico si tratta di brevi catene di aminoacidi che possono svolgere differenti funzioni biologiche.
Alcuni sono utilizzati per supportare i processi coinvolti nel mantenimento della matrice extracellulare.
Altri vengono impiegati per migliorare l’idratazione o favorire una pelle dall’aspetto più uniforme.
Ciò che rende i peptidi particolarmente interessanti è la loro versatilità.
Possono essere inseriti facilmente in routine complesse e risultano generalmente ben tollerati anche dalle pelli più sensibili.
Per questo motivo molte formulazioni moderne associano peptidi ad altri attivi piuttosto che utilizzarli come unica strategia anti-age.
PDRN: il nuovo protagonista della skincare coreana
Tra le tendenze che stanno caratterizzando la skincare contemporanea il PDRN è diventato uno degli argomenti più discussi all’interno della cosmetica avanzata.
L’acronimo indica il Polydeoxyribonucleotide, una molecola composta da frammenti purificati di DNA.
La sua popolarità nasce principalmente dall’ambito dermatologico e dalla medicina estetica, dove viene studiato da tempo per il suo potenziale supporto ai processi fisiologici di recupero tissutale.
Da qui il passaggio al mondo skincare è stato quasi inevitabile.
I prodotti contenenti PDRN vengono spesso associati a benefici come:
- maggiore luminosità;
- migliore qualità della pelle;
- idratazione più duratura;
- aspetto più uniforme.
Ma è importante fare una distinzione.
Molti degli studi più interessanti riguardano applicazioni professionali e non necessariamente i cosmetici topici che troviamo sugli scaffali.
Questo non significa che il PDRN non sia promettente.
Significa semplicemente che il livello di evidenza disponibile per i cosmetici è ancora inferiore rispetto a quello di attivi storici come il retinolo.
Esosomi: tra innovazione e aspettative
Se oggi esiste una parola capace di attirare immediatamente l’attenzione degli appassionati di skincare, quella parola è “esosomi”.
Il concetto alla base è affascinante.
Gli esosomi sono piccole vescicole extracellulari coinvolte nella comunicazione tra cellule.
La ricerca scientifica sta studiando da anni il loro potenziale in diversi ambiti della medicina rigenerativa.
Ed è proprio questa prospettiva ad aver acceso l’interesse del settore cosmetico.
Tuttavia esiste una differenza fondamentale tra ciò che osserviamo in laboratorio e ciò che possiamo realmente aspettarci da un cosmetico.
Molte delle domande più importanti restano ancora aperte.
Quanto sono stabili all’interno delle formulazioni?
Riescono a mantenere la loro attività biologica?
Possono raggiungere gli strati cutanei desiderati?
Quali differenze esistono tra le varie tecnologie utilizzate dai produttori?
Ad oggi la ricerca non ha ancora fornito risposte definitive a tutti questi interrogativi.
Per questo motivo gli esosomi rappresentano probabilmente una delle innovazioni più interessanti da osservare nei prossimi anni, ma anche una delle aree che richiedono maggiore senso critico.
Cosa pensa Umberto Borellini degli esosomi
Qualche settimana fa il cosmetologo Umberto Borellini, durante un confronto dedicato proprio agli esosomi nella cosmetica, ha espresso una posizione particolarmente equilibrata.
Secondo Borellini, gli esosomi rappresentano una tecnologia molto interessante e potenzialmente ricca di sviluppi futuri.
Tuttavia ha sottolineato un aspetto fondamentale.
La ricerca scientifica richiede tempo.
Molto più tempo di quanto richieda il marketing.
È quindi importante evitare di trasformare una tecnologia promettente in una verità assoluta prima che le evidenze siano realmente consolidate.
Una riflessione che appare estremamente sensata.
Perché nella storia della cosmetologia abbiamo assistito molte volte a innovazioni inizialmente accolte come rivoluzionarie che successivamente hanno trovato una collocazione più realistica all’interno delle strategie di trattamento.
L’intervista completa la trovate qui:
Ha senso abbandonare il retinolo?
Questa è probabilmente la domanda che molte persone si stanno ponendo.
La risposta è no.
Almeno non automaticamente.
Il fatto che un attivo sia più recente non significa che sia superiore.
Significa semplicemente che è più recente.
Nel caso del retinolo disponiamo di decenni di dati.
Nel caso del PDRN e soprattutto degli esosomi siamo ancora in una fase molto più giovane della ricerca.
Questo non è un difetto.
È semplicemente una questione di maturità scientifica.
Le innovazioni meritano attenzione.
Ma meritano anche il tempo necessario per essere comprese fino in fondo.
Riflessioni personali
Più approfondisco la ricerca cosmetica e più lavoro a contatto con la pelle reale, più mi convinco di una cosa.
Il problema non è scegliere tra retinolo, peptii, PDRN o esosomi.
Il problema è il modo in cui oggi viene raccontata la skincare.
Sembra che ogni nuovo attivo debba necessariamente sostituire quello precedente.
Come se la pelle fosse interessata alle tendenze.
Come se il nostro organismo seguisse i trend di TikTok.
Ma la pelle non funziona così.
La pelle è un organo.
E gli organi non seguono le mode.
Seguono la fisiologia.
Seguono la biologia.
Seguono i processi che la ricerca cerca di comprendere ogni giorno sempre meglio.
Per questo motivo continuo a credere che il vero valore non stia nell’inseguire continuamente il nuovo attivo del momento.
Sta nel comprendere cosa serve realmente alla propria pelle.
Esistono persone che possono ottenere grandi benefici dal retinolo.
Altre che potrebbero preferire i peptidi.
Altre ancora che potrebbero trovare interessante inserire PDRN o esosomi all’interno di una routine ben costruita.
Non esiste l’attivo migliore in assoluto.
Non esiste un attivo destinato a cancellare tutti gli altri.
Esiste invece un concetto che dovremmo recuperare.
La skincare non è una gara.
Non è una moda.
È cura della pelle.
E la cura della pelle dovrebbe sempre essere guidata dalla ricerca e dall’innovazione scientifica, non dalle tendenze del momento.
Perché innovazione e moda non sono la stessa cosa.
La moda passa.
La ricerca resta.
FAQ- Domande frequenti sugli attivi anti age nella skincare
Sì, ma prima è importante capire se la tua pelle è realmente secca o semplicemente disidratata. Se manca acqua, ingredienti come glicerina, acido ialuronico e urea dovrebbero avere la priorità. Se manca invece componente lipidica, possono essere più utili ceramidi, squalano e acidi grassi. Il PDRN può essere un’aggiunta interessante, ma non dovrebbe essere considerato il trattamento principale per la secchezza.
Non esiste una risposta valida per tutti. In presenza di rosacea la priorità dovrebbe essere sempre la protezione della barriera cutanea e la riduzione dei fattori irritanti. Prima di introdurre attivi innovativi è consigliabile valutare la tollerabilità della formula completa.
Sì, purché la pelle tolleri bene il retinolo. In molti casi il PDRN viene utilizzato come supporto complementare all’interno di routine che includono già attivi consolidati.
No. I due attivi hanno meccanismi differenti e possono coesistere all’interno della stessa strategia cosmetica se la pelle li tollera correttamente.
Prima ancora degli attivi, dovrebbe diventare un’abitudine quotidiana la protezione solare. Molte persone iniziano a valutare attivi specifici tra i 25 e i 35 anni, ma la scelta dovrebbe sempre dipendere dalle esigenze individuali e non dall’età anagrafica.
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