Cosa conta davvero per la salute della pelle? Tra ingredienti controversi, attivi di ultima generazione e routine sempre più complesse, orientarsi nel mondo della skincare non è semplice. In questa intervista esclusiva, Umberto Borellini aiuta a distinguere ciò che è supportato dalla cosmetologia da ciò che appartiene alle mode del momento.
Questa intervista nasce dalle numerose domande che ricevo ogni giorno dai clienti e dai lettori di MEI skincare.
Negli ultimi mesi, in particolare, ho notato un crescente interesse verso attivi come esosomi, NAD, peptidi ed ectoina, spesso presentati come soluzioni rivoluzionarie per ogni esigenza della pelle.
Allo stesso tempo, molte persone mi raccontano di utilizzare cosmetici di ottima qualità , acquistati in farmacia o consigliati da professionisti, senza però ottenere i risultati sperati. Nella maggior parte dei casi si tratta di pelli che presentano caratteristiche ricorrenti: sensibilità , rossori frequenti, disidratazione, irritazione e una barriera cutanea visibilmente compromessa.
Analizzando nel dettaglio le loro routine e le formulazioni dei prodotti utilizzati, anche tra quelli apparentemente più affidabili e prestigiosi, mi sono spesso imbattuta in una costante che continua a ripetersi: la presenza di alcol denaturato nelle primissime posizioni dell’INCI. Non si tratta ovviamente di una prova di causalità , ma di una ricorrenza che negli anni ha attirato la mia attenzione e che mi ha portato a osservare con particolare cautela le formulazioni caratterizzate da elevate concentrazioni di Alcohol Denat.
Chi segue MEI Skincare sa che ho sempre espresso molte perplessità nei confronti delle formulazioni caratterizzate da elevate concentrazioni di Alcohol Denat, soprattutto quando destinate a un utilizzo quotidiano e continuativo. Tuttavia, quando si parla di cosmetologia, è fondamentale evitare semplificazioni e affidarsi a competenze specifiche.
Per questo motivo ho deciso di confrontarmi con Umberto Borellini, cosmetologo, docente e divulgatore scientifico tra i più autorevoli in Italia, per fare chiarezza su alcuni dei temi più discussi della skincare contemporanea: il ruolo dell’alcol denaturato nelle formulazioni cosmetiche, il reale valore dei nuovi attivi e l’importanza della barriera cutanea nel mantenimento di una pelle sana ed equilibrata.
L’obiettivo di questa intervista non è offrire risposte preconfezionate, ma fornire una chiave di lettura rigorosa e accessibile che aiuti il lettore a orientarsi tra marketing, innovazione cosmetica ed evidenze scientifiche.

Perché ho scelto di confrontarmi con Umberto Borellini
Quando si affrontano temi complessi come alcol denaturato, barriera cutanea e nuovi attivi cosmetici, credo sia importante affidarsi a professionisti che abbiano alle spalle esperienza, studio e una visione indipendente. Umberto Borellini è tra le figure più autorevoli della cosmetologia italiana: docente, divulgatore scientifico e consulente con oltre quattro decenni di attività nel settore. Un profilo ideale per affrontare con rigore argomenti che spesso vengono semplificati o raccontati esclusivamente attraverso il marketing.
L’alcol denaturato nelle prime posizioni dell’INCI è sempre compatibile con una barriera cutanea sana?
L’argomento “Alcohol Denat” continua a dividere consumatori e professionisti. Molti prodotti, inclusi alcuni solari e cosmetici ad alta sensorialità , lo riportano nelle prime posizioni dell’INCI. Ma la sua presenza è sempre compatibile con una barriera cutanea sana?
La risposta di Umberto Borellini
“Alcol etilico, glicerina e acqua sono tre ingredienti disidratanti in quanto avidi di acqua i primi due, mentre l’acqua stessa, diluendo il film idrolipidico, asporta la quota A. Ovviamente l’alcol è il più potente e quindi oltre ad alterare la barriera cutanea può anche denaturare la struttura della cheratina.
Insomma, nei profumi come veicoli non se ne può fare a meno (ma il profumo non si applica), ma nei prodotti per la skincare già una quota del 10% si fa sentire.
Per cui è vero: l’alcol in alto nell’INCI va ben pensato. Eppure vedo ancora solari con alcol in seconda posizione. Per disperdere i filtri probabilmente, ma io non li prediligo.”
Cosa significa in pratica per chi sceglie un cosmetico
La riflessione di Borellini invita a evitare sia gli allarmismi sia le semplificazioni. L’alcol denaturato non è automaticamente un ingrediente da evitare, ma la sua concentrazione e il contesto formulativo meritano attenzione.
Quando compare nelle prime posizioni dell’INCI, è probabile che sia presente in quantità significative. In alcune formulazioni può migliorare texture, leggerezza e rapidità di assorbimento, ma nelle pelli più sensibili, reattive o già compromesse può contribuire ad aumentare secchezza, irritazione e alterazione della barriera cutanea.
Il consiglio pratico è valutare il prodotto nel suo insieme, considerando tipo di pelle, frequenza di utilizzo e finalità della formula, senza fermarsi esclusivamente alla presenza o all’assenza del singolo ingrediente.
Peptidi, esosomi, NAD ed ectoina: quali innovazioni skincare meritano davvero attenzione?
Ogni anno il mercato cosmetico introduce nuovi attivi presentati come rivoluzionari. Peptidi biomimetici, esosomi, NAD, ectoina e numerose altre sostanze conquistano rapidamente l’attenzione dei consumatori. Ma come distinguere una reale innovazione da una semplice operazione di marketing?
La risposta di Umberto Borellini
“Molto semplice. Noi cosmetologi abbiamo la possibilità di intercettare molte novità , soprattutto durante le fiere (Making Cosmetics o In-Cosmetics) e attraverso aggiornamenti e letture.
Dunque il primo step è verificare test e peer review delle sostanze. Verificarne l’INCI (a volte gli attivi vengono diluiti un po’ troppo), leggere e interpretare i test a disposizione.
Poi, una volta prodotti i prototipi, farli testare con test clinici e test di autovalutazione. Così, al di là dei blablabla, si possono verificare i risultati.
NO TEST, NO CLAIM.
Dal succo di barbabietola liofilizzato al peptide biomimetico. Io con la mia ultima linea ho fatto così, infatti è uscita dopo 15 mesi dalla progettazione su carta.”
Oltre il marketing: come valutare davvero un attivo cosmetico
La risposta di Borellini evidenzia un principio fondamentale: nessun ingrediente dovrebbe essere valutato soltanto in base alla sua popolarità .
Un attivo può essere interessante sulla carta, ma per dimostrare efficacia servono diversi elementi:
- studi scientifici pubblicati e sottoposti a peer review;
- concentrazioni realmente efficaci all’interno della formula;
- test clinici sul prodotto finito;
- claim supportati da dati verificabili;
- coerenza tra promessa e risultati ottenuti.
Il concetto di “No Test, No Claim” rappresenta una delle regole più importanti per orientarsi nella cosmetologia moderna. Un ingrediente innovativo può essere valido, ma senza evidenze solide resta soltanto una promessa.
Oggi la pelle viene spesso stressata da skincare troppo complesse e ricche di attivi?
Routine da dieci passaggi, layering di acidi, retinoidi, vitamina C, esfolianti e booster sono diventati sempre più comuni. Ma una skincare molto articolata è davvero sinonimo di maggiore efficacia?
La risposta di Umberto Borellini
“A volte sì.
Ma è difficile dare una risposta univoca: ci sono così tante formule.
Sicuramente la K-Beauty non scherza e bisognerebbe entrare più nello specifico.
Personalmente la mia nuova linea è molto basica.”
Quando una routine skincare diventa eccessiva?
La risposta di Borellini richiama un concetto spesso sottovalutato: non sempre aggiungere significa migliorare.
Una routine può diventare eccessiva quando:
- introduce troppi attivi contemporaneamente;
- combina ingredienti potenzialmente irritanti senza necessità ;
- genera rossori, bruciore o sensazione di pelle che “tira”;
- porta a una continua ricerca del prodotto perfetto senza ascoltare i segnali della pelle.
Una skincare efficace non coincide necessariamente con una skincare complessa. Spesso una selezione ragionata di pochi prodotti ben formulati può offrire risultati migliori rispetto a routine estremamente elaborate.
Barriera cutanea, adattabilità e resilienza: quali strategie possono aiutare davvero la pelle?
Negli ultimi anni termini come barriera cutanea, microbiota, resilienza e TEWL sono entrati nel linguaggio comune della skincare. Tuttavia, comprendere il loro significato pratico è fondamentale per costruire una routine realmente efficace.
La risposta di Umberto Borellini
“La pelle, in primis, rappresenta una barriera fisiologica ma se è in stato di sofferenza perde questa funzione.
Dal punto di vista epidermico, queste alterazioni si manifestano con disfunzioni dello strato corneo: dalla deplezione dei lipidi sebacei e ceramidici intercellulari, alla riduzione del Fattore Naturale di Idratazione (NMF), all’alterazione del pH cutaneo e del microbiota cutaneo.
In modo particolare, le persone con pelle atopica o in trattamento oncologico sono spesso soggette a xerosi, una condizione che si manifesta con secchezza estrema, desquamazione, prurito e una marcata sensibilità agli allergeni.
Per contrastare efficacemente questi disturbi, è fondamentale adottare una skincare routine mirata che includa prodotti specifici ad azione idratante, normalizzante e restitutiva per sostenere due fattori cutanei indispensabili: l’adattabilità e la resilienza.
L’adattabilità cutanea è la capacità della pelle di tollerare condizioni avverse senza sviluppare reazioni, anche in presenza di stimoli stressanti. Questo meccanismo si attiva attraverso processi chiave come il miglioramento dell’idratazione, il ripristino della barriera epidermica e la protezione dai fattori ambientali ed esposomici.
La resilienza cutanea, invece, si riferisce alla capacità della pelle di riprendersi dopo un’aggressione sia essa esterna che interna, mantenendo intatti il proprio equilibrio e la sua funzione protettiva.
È dunque fondamentale agire su entrambi i fronti, ovvero potenziare l’adattabilità cutanea e rafforzare progressivamente la resilienza della pelle, contribuendo a prevenire fenomeni di sensibilizzazione, preservando l’equilibrio del microbiota e difendendo la barriera cutanea dagli stress quotidiani contrastando attivamente la perdita d’acqua transepidermica (TEWL) e la xerosi.
Ciò è reso possibile grazie all’impiego di sostanze in grado di limitare l’evaporazione epidermica e rafforzare sia la componente lipidica della pelle sia il cemento intercorneocitario.
Io preferisco quelli di origine vegetale: burri e oli ricchi di PUFA e frazione insaponificabile. Attivi sebosimili come lo squalene e ceramido-simili come le ceramidi rinforzano la funzione degli oli e dei burri vegetali che comunque io proteggo e rinforzo con dosi importanti di tocoferolo.”
Cosa possiamo imparare da questa visione della skincare
Il messaggio centrale è che una pelle sana non dipende esclusivamente dalla presenza di attivi performanti, ma dalla capacità di mantenere integra la propria funzione barriera.
In termini pratici significa:
- preservare il microbiota evitando aggressioni inutili;
- sostenere il NMF attraverso una corretta idratazione;
- ridurre la TEWL con ingredienti che rinforzano il film lipidico;
- utilizzare ceramidi, lipidi biomimetici e sostanze affini ai componenti naturali della pelle;
- privilegiare formule che favoriscano recupero e adattabilità cutanea.
In altre parole, prima di inseguire l’ultimo ingrediente di tendenza, è opportuno assicurarsi che la pelle possieda le risorse necessarie per svolgere correttamente le sue funzioni fisiologiche.
Cosa mi porto a casa da questa intervista
Se dovessi sintetizzare in poche parole ciò che emerge da questa conversazione con Umberto Borellini, parlerei soprattutto di equilibrio e metodo.
Da un lato, l’invito a osservare con attenzione ingredienti come l’alcol denaturato quando presenti in quantità elevate, soprattutto nelle pelli più fragili o sensibilizzate. Dall’altro, la necessità di valutare gli attivi cosmetici con spirito critico, andando oltre il fascino delle novità e cercando sempre evidenze scientifiche solide.
Mi ha colpito in particolare il richiamo costante al principio “No Test, No Claim”: una regola semplice ma estremamente attuale in un mercato dove il marketing corre spesso più veloce della ricerca.
Un altro punto fondamentale riguarda la barriera cutanea. Adattabilità , resilienza, microbiota, NMF e controllo della TEWL non sono concetti astratti riservati agli addetti ai lavori, ma elementi concreti che influenzano il benessere quotidiano della pelle.
Infine, emerge una visione della skincare più essenziale e ragionata: meno sovraccarico di attivi, più attenzione alla qualità delle formulazioni e maggiore rispetto dell’equilibrio fisiologico cutaneo.
Per questo desidero ringraziare Umberto Borellini per la disponibilità e per aver condiviso una prospettiva professionale capace di coniugare esperienza, rigore scientifico e chiarezza divulgativa. Un contributo prezioso per chi desidera comprendere la cosmetologia oltre le mode del momento.
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