SPF 50, cappello e attenzione al sole: pensavo di avere già tutto. Poi ho scoperto il gesto che ha cambiato le mie camminate estive.
D
urante le giornate più calde continuavo a seguire la mia routine abituale: crema solare SPF 50, cappello quando possibile e attenzione alle ore di maggiore esposizione. Eppure, dopo una lunga camminata in città, il viso arrivava spesso a destinazione caldo, arrossato e visibilmente provato.
Il problema diventava ancora più evidente quando dovevo attraversare strade completamente esposte, senza alberi, portici o edifici capaci di regalarmi qualche minuto d’ombra.
È stato proprio osservando sempre più persone utilizzare un ombrello per ripararsi dal sole che ho iniziato a chiedermi se potesse essere utile anche per me.
Ho acquistato così un modello dichiarato UPF 50+ e ho cominciato a portarlo durante i miei spostamenti estivi.
Non mi aspettavo che un gesto così semplice potesse cambiare tanto la percezione del caldo durante una normale camminata in città.
L’ombrello UPF è entrato nella mia routine quasi per caso
All’inizio lo consideravo quasi un esperimento.
Lo aprivo soprattutto nei tratti più esposti, quando sapevo di dover camminare per parecchi minuti senza poter cercare un riparo.
La prima differenza che ho percepito non è stata qualcosa di astratto o difficile da valutare. È stato semplicemente il sollievo.
Avere una zona d’ombra sopra il viso rendeva le camminate più piacevoli e diminuiva quella sensazione di calore diretto che, personalmente, trovo particolarmente fastidiosa.
Ed è qui che ho capito perché continuo a utilizzarlo.
Non posso decidere dove trovare l’ombra lungo una strada. Posso però portarne una con me.
Una frase molto semplice, ma che riassume perfettamente ciò che questo accessorio rappresenta oggi nei miei spostamenti estivi.
Che cosa significa davvero UPF 50+?
Quando leggiamo SPF e UPF è facile pensare che indichino esattamente la stessa cosa, ma non è così.
L’SPF è il parametro che troviamo sui prodotti solari destinati alla pelle.
L’UPF, invece, viene utilizzato per indicare la capacità di determinati materiali di limitare il passaggio della radiazione ultravioletta secondo specifici criteri di valutazione.
Per questo non considero corretto tradurre automaticamente il concetto con una formula del tipo “UPF 50 equivale a SPF 50”.
Nel caso di un ombrello venduto con indicazione UPF, controllerei sempre ciò che viene dichiarato dal produttore e le informazioni disponibili sul prodotto.
Ma soprattutto eviterei di trasformare quel numero in una falsa sensazione di protezione assoluta.
L’ombrello UPF non è un lasciapassare per esporsi nelle ore più calde
C’è però una precisazione che per me conta molto: utilizzare un ombrello UPF non significa poter prolungare volontariamente l’esposizione nelle ore più intense della giornata. Personalmente cerco di non uscire nelle ore più calde, quando posso evitarlo, e questa abitudine non è cambiata da quando utilizzo l’ombrello. Lo porto con me negli altri momenti della giornata in cui il sole può essere comunque intenso e il caldo farsi sentire. Continuo ad applicare la mia protezione solare SPF 50, cerco l’ombra quando è disponibile e considero l’ombrello un’ulteriore barriera fisica. Per me è un aiuto in più durante gli spostamenti, non una scusa per espormi di più.
L’errore che non farei mai: sostituire la crema solare con l’ombrello
Da quando utilizzo l’ombrello non ho eliminato nemmeno un passaggio della mia fotoprotezione.
Al mattino continuo ad applicare una crema solare SPF 50, esattamente come facevo prima.
Questo perché trovarsi all’ombra non significa trovarsi in un ambiente completamente privo di radiazioni UV. Esiste infatti anche una componente diffusa nell’ambiente e parte della radiazione può raggiungerci attraverso la riflessione delle superfici circostanti.
Ecco perché, nella mia routine, i due gesti hanno funzioni diverse.
L’SPF 50 rimane la base, mentre l’ombrello è uno strato di protezione in più che posso letteralmente portare con me.
Non lo considero quindi un’alternativa alla crema solare, ma una misura fisica aggiuntiva quando prevedo di trascorrere parecchio tempo all’aperto.
Perché sotto l’ombrello sento il viso molto più riparato
Qui credo sia utile distinguere due aspetti che spesso vengono sovrapposti: protezione dai raggi UV e sensazione di calore non sono esattamente la stessa cosa.
Creare ombra sopra il viso riduce l’esposizione diretta alla radiazione solare e, nella mia esperienza, rende molto più confortevole camminare nelle giornate particolarmente intense.
Non significa che l’ombrello elimini completamente il calore, impedisca la comparsa di macchie o protegga la pelle da qualsiasi conseguenza dell’esposizione.
Quello che posso raccontarvi è molto più concreto: la sensazione di sollievo sul viso è stata evidente fin dalle prime volte in cui l’ho utilizzato.
Ed è proprio questa differenza percepibile nella quotidianità che mi ha convinta più di qualsiasi promessa.
Crema solare + ombrello: perché per me funzionano meglio insieme
Quando so che dovrò trascorrere molto tempo a piedi in città, oggi organizzo la fotoprotezione in più passaggi.
- Al mattino applico una protezione solare SPF 50 in quantità adeguata.
- Se devo camminare a lungo sotto il sole, utilizzo il mio ombrello UPF 50+.
- Cerco comunque l’ombra quando è disponibile e, quando posso, evito di prolungare inutilmente l’esposizione nelle ore più intense.
- Se resto fuori a lungo, valuto la riapplicazione della protezione solare in base alla situazione, al tempo trascorso e alle attività svolte.
Per me questo è il punto: la fotoprotezione non deve necessariamente coincidere con un unico gesto.
Crema solare, ombra, cappello, abbigliamento e altri accorgimenti possono essere combinati in base alla giornata e alle proprie abitudini.
A chi consiglierei un ombrello UPF in città?
Non credo che tutti debbano necessariamente iniziare a girare con un ombrello da sole.
Può però essere un accessorio interessante se camminate molto, utilizzate spesso i mezzi pubblici, trascorrete parecchio tempo all’aperto oppure trovate particolarmente fastidioso il sole diretto sul viso.
Lo vedo bene anche per chi desidera aggiungere una barriera fisica alla propria routine senza trasformare la fotoprotezione in qualcosa di complicato.
E soprattutto può essere utile quando percorrete strade in cui l’ombra semplicemente non c’è.
Non deve diventare un motivo per vivere il sole con ansia. È semplicemente uno strumento in più, da utilizzare quando ha senso per voi.
Il dettaglio che non avevo considerato: anche il comfort conta
Probabilmente è proprio questo l’aspetto che mi ha convinta a continuare a utilizzarlo.
Se devo camminare venti o trenta minuti sotto il sole, poter creare immediatamente una zona d’ombra sopra il viso modifica completamente il modo in cui vivo quel tragitto.
L’estate resta calda. Continuo ad applicare SPF 50. Continuo a cercare l’ombra quando posso.
Ma durante alcune camminate sento il viso molto più riparato dal sole diretto e arrivo a destinazione con una sensazione decisamente più piacevole.
Per me, anche questo conta quando parliamo di cura della pelle: non soltanto ciò che applichiamo, ma anche come riusciamo a proteggerci e a stare meglio nella quotidianità.
Non ha sostituito il mio SPF 50: ha completato il modo in cui mi proteggo
L’ombrello UPF non ha cambiato le regole della mia skincare estiva. Ha semplicemente aggiunto qualcosa che prima non avevo preso in considerazione.
Continuo a utilizzare una protezione solare SPF 50 e continuo a considerarla parte fondamentale della mia routine.
L’ombrello rappresenta per me un valore aggiunto e un sollievo in più, soprattutto nelle giornate in cui devo percorrere lunghi tratti a piedi sotto il sole.
La crema solare continua a essere nel mio beauty case. L’ombrello, invece, è entrato nella mia borsa: due gesti diversi che oggi fanno parte dello stesso modo di vivere il sole.



